| La
satira è tragedia più tempo. Se dai a qualsiasi
cosa abbastanza tempo, gli spettatori e i critici ti permetteranno
di farci dell'ironia. Il che è abbastanza ridicolo,
se ci pensate.
Lenny Bruce
Il 12 Novembre 2004 esordiva nelle edicole italiane Par Condicio,
il primo settimanale di satira bifronte.
La rivista, grazie ad un’impaginazione grafica particolare
(double-face, fronte retro), si presentava come il primo esperimento
di satira bipartisan, perfettamente bilanciata per quanto
riguarda gli spazi e i punti di vista, da destra a sinistra.
L’iniziativa editoriale era coraggiosa, dato che la
satira disegnata non gode di ottima salute già da tempo
(basti pensare a tutte le pur valide riviste satiriche che
hanno chiuso i battenti in passato: Cuore, Tango, Il Male
ecc.), l’editore però era importante (Nuova Frontiera
dell'Arte, quelli di Totem) e i nomi coinvolti nell’operazione,
di chiara fama (Massimo Caviglia direttore responsabile e
poi Vauro, Vincino, Maramotti, Ciaci ed altri).
Tuttavia, già da Gennaio il settimanale diventava mensile
e il prezzo passava da 1 € a 1,30 € e successivamente
a 1,50 € (e chi legge fumetti sa che questi non sono
buoni segni). A dare il colpo di grazia alla rivista, arrivo
io. Nel mese di Gennaio propongo alcune vignette al direttore
che le giudica buone e mi invita a partecipare ai numeri successivi.
Faccio giusto in tempo a vedere pubblicata una mia vignetta
sul numero di Febbraio (che però esce a Marzo!) che,
ad Aprile, la rivista sparisce dalle edicole e finisce in
“animazione sospesa” (parole del direttore Caviglia)
per poi fare la fine di Terry Schiavo.
A quanto pare c’è un ordine superiore che complotta
per far sì che tutto ciò che disegno non venga
mai pubblicato. Ma io non m’arrendo, in fondo…
domani è un altro giorno (carrellata indietro e vai
con la musica di Porta a Porta)!
Comunque qui di seguito troverete tutte le vignette che ho
realizzato in questo breve periodo, sia quelle pubblicate
(che poi è una sola, ve l’ho già detto,
no? Buuuuh, sigh, sigh) che quelle no.
P.S. Vorrei precisare ancora una cosa. In alcune di queste
vignette ho dato prova di una cattiveria che non pensavo di
possedere (d'altronde l’invito di Massimo Caviglia agli
autori della rivista era di non autocensurarsi e di inviare,
anzi, il materiale più politicamente scorretto possibile,
quello che ci si vergogna anche di aver pensato). Dato però,
che non ho ancora il pelo sullo stomaco degli autori già
navigati, talvolta mi sono sentito un po’ in imbarazzo
a scherzare su fatti realmente tragici. Vero è che
le mie battute, più che sul fatto in sé, spesso
ironizzavano sulla rappresentazione che ce ne era data dai
media. Comunque, quello che voglio dire è che spero,
con queste vignette, di non urtare la sensibilità di
nessuno, perchè non è mia intenzione.
|